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 perchè si racconta la vita nel campo profughi di Tel Abbas in
Libano.
Da quel campo è venuta a Salerno , nel dicembre 2016,una famiglia siriana di sette
persone .
Noi dell' Associazione Rossetto insieme ad altri gruppi di Salerno e di Cava li stiamo
seguendo , da allora , nel loro ritorno ad una vita quanto più possibile serena.
Adesso il capofamiglia lavora , hanno in fitto una casa a Salerno, i cinque figli vanno tutti a
scuola.
Dal " nulla"  del campo di Tel Abbas vivono in un mondo nuovo e diverso che ha dato loro
una "seconda possibilità",un nuovo inizio .
Queste sono le cose vere e concrete che danno un senso al nostro lavoro.

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800 2010 505 

informazioni su come accedere a numero verde gratuito dedicato ai cittadini non italiani,per avere notizie ed aiuto su tutto quanto riguarda la sanità,la salute,l'assistenza medica. Rispondono al telefono mediatori culturali ai quali i cittadini non italiani potranno rivolgersi nella propria lingua .


IN  QUESTA PAGINA:

- Cittadinanza ed identità : riflessioni dopo il terzo incontro (dei sette previsti) con gli alunni del Liceo De Filippis/Galdi

-  sabato 22  febb 2020  - Presentazione del libro "Porte aperte"



NELLE PAGINE INTERNE:   (clicca sui titoli per   accedere)

- L'accoglienza possibile : le Nigeriane di Cava de' Tirreni

- L'accoglienza possibile: lo SPRAR di Ceraso   ( Bianca Senatore)

- L'accoglienza possibile: l'esperienza di una famiglia siriana a Salerno

-  Premio Pinella Bisogno:  il vincitore

-Corso Scuola della Carità : "il presente al di là dell'apparenza"

- Qual è la tua percezione del fenomeno migratorio: indagine fra gli studenti di Cava de' Tirreni


- Io accolgo: firma l'appello





Cittadinanza ed identità: sette incontri con gli alunni del Liceo De Filippis/Galdi

Memorie di una ‘alternanza’, fra la scuola e i migranti

 

di Renato de Filippis, membro dell’Associazione ‘Eugenio Rossetto’ ONLUS

 

‘Conoscenza consapevole’. Un obiettivo apparentemente semplice, ma in realtà difficilissimo da realizzare, come ci insegna la storia… eppure, a dispetto di tutto, uno degli scopi che l’Associazione Rossetto sta percorrendo in questi ultimi anni, prima con l’indagine sulla percezione del fenomeno migratorio fra gli studenti di Cava de’ Tirreni (a questo link tutte le informazioni del caso: https://www.associazionerossetto.org/indagine-fra-gli-studenti-di-cava/index) e oggi con il Progetto di Competenze Trasversali e Orientamento (PCTO, ex-Alternanza Scuola-Lavoro) dal titolo ‘Cittadinanza e Identità. Fra aspetti giuridici, migrazioni e futuro dell’Italia’, tenuto dai membri dell’Associazione con la IV A dell’ I.I.S. “ DE FILIPPIS “ di Cava de’ Tirreni  (referente interna la professoressa Rosanna Di Giaimo). La ‘pausa forzata’ per l’emergenza Coronavirus può essere una involontaria e non richiesta occasione per un parziale bilancio del progetto, che – per il momento – si è dovuto arrestare dopo tre incontri.

            L’obiettivo dell’attività, che è stata pensata subito dai membri dell’Associazione in modo corale, per mettere a frutto le competenze e le conoscenze diversificate degli aderenti (che sono docenti, avvocati, giornalisti, esperti di economia), è quello di tracciare un quadro oggettivo e scientificamente verificabile su un problema che resta, nonostante al momento l’opinione pubblica sia concentrata su altro, di pressante attualità: nei macroscopici cambiamenti che questa stagione della storia sta portando nell’area mediterranea, chi sono oggi e quali saranno domani i ‘cittadini italiani’? L’interrogativo si intreccia in modo inscindibile con i vari nodi del ‘problema migrazioni’, e genera a cascata altri quesiti: i migranti hanno e avranno gli stessi diritti degli italiani che sono tali per ius sanguinis? Gli spostamenti in atto dal Sud e dall’Est del mondo cambieranno la nostra identità nazionale, assunto che questa esista (e sarebbe, sia detto fra parentesi, interessante verificare su quali caratteri essa si fondi)? E questi spostamenti sono pericolosi per l’Italia, per i suoi cittadini e per la sua ‘identità’?

            Con le attive e partecipi ragazze della IV A  coordinate dalla loro colta e sensibile tutor, i membri dell’Associazione Rossetto hanno cominciato a trattare queste tematiche da un punto di vista multidisciplinare, con il traguardo finale – per ora sospeso – di elaborare insieme alle studentesse un video da presentare in un incontro pubblico con la cittadinanza di Cava de’ Tirreni.

            Il primo incontro, tenuto il 23 Gennaio presso la Scuola, ha avuto un carattere spiccatamente giuridico: il Presidente dell’Associazione, avvocato Ferdinando Castaldo D’Ursi, e il sottoscritto hanno discusso il concetto di cittadinanza attraverso un breve excursus storico che è partito dalla grecità classica ed è arrivato alla nostra Costituzione. Ciò ha permesso di evidenziare quali siano i diritti di un cittadino italiano, e infine, in un interessante esperimento condotto attraverso il sito www.passportindex.org, di verificare come ‘non tutte le cittadinanze siano uguali’ in termine di ampiezza, applicabilità e godibilità dei diritti anche fondamentali.

            Il secondo incontro, tenuto il 6 Febbraio a Salerno presso i locali messi a disposizione dalla Fondazione della Comunità Salernitana , si è configurato in massima parte come un dibattito sulle modalità di acquisizione della cittadinanza nel mondo (con chiarificazioni sull’alternativa ius sanguinis - ius soli) e sui diritti dei cittadini stranieri in Italia. Su quest’ultimo punto sono intervenute, a titolo volontario e gratuito, tre aderenti al Consorzio La Rada, testimoni di tre possibili configurazioni dell’iter di acquisizione della cittadinanza italiana, che hanno discusso con le ragazze le loro esperienze. Ci piace riportare in dettaglio cosa hanno riferito alle ragazze, per mostrare le varie e ‘vive’ sfaccettature della vita di ogni giorno dei migranti, e dei loro problemi nell’acquisizione dei diritti di base sul nostro territorio.

La prima a confrontarsi è stata Dorra, tunisina, che ha acquisito la cittadinanza italiana dopo averla richiesta nel 2014, al suo arrivo nel nostro Paese per sposare il suo attuale marito, italiano e musulmano. Per anni, però, ha subito i disagi di non essere cittadina italiana ma di avere una figlia italiana (ad esempio le file separate agli aeroporti, la diffidenza presso uffici e istituzioni); e all’inizio della propria permanenza italiana ha avuto paura anche di fare la spesa, per timore di non comprendere la lingua o di essere percepita come straniera.

Le ragazze hanno quindi ascoltato il caso di Oumaima , che è arrivata in Italia dal Marocco a 7 anni, iniziando quindi le scuole italiane dalla terza elementare in Italia (ora studia all’“Orientale” di Napoli). A differenza di Dorra, Oumaima soffre il mancato conseguimento della cittadinanza italiana, che anche i suoi genitori non hanno a causa dei propri limiti di reddito; purtuttavia, da subito ha sempre trovato un ambiente più favorevole di quello descritto da Dorra (la situazione non è mutata da quando, alcuni mesi fa, ha deciso di indossare l’hijab).

Il confronto è stato concluso da Bahia, anch’ella marocchina, che è arrivata in Italia nel 2007 e ha potuto chiedere la cittadinanza italiana , recentemente concessale , solo dopo 10 anni di residenza. Per quanto sia laureata in biologia in Marocco, in Italia ha dovuto ricominciare il proprio percorso scolastico dalla terza media, e ha lavorato per anni come badante. Si è trovata a subire piccoli episodi di razzismo, ma ora lavora come mediatrice culturale, pur trovandosi, per sua stessa, ironica ammissione, ad avere alcune difficoltà con i figli che non capiscono perché non possano cibarsi di maiale alla mensa scolastica, oppure sono restii a parlare arabo in casa.

Interagendo in particolare con Oumaima, praticamente una loro coetanea, le ragazze del progetto hanno ascoltato con interesse le storie delle tre volontarie, abbattendo in poco più di un’ora – e tornerei qui brevemente all’idea della ‘conoscenza consapevole’ da cui si era partiti – molti dei ‘pregiudizi’ (si usa il termine nella sua accezione più ampia e non necessariamente negativa) che avevano nei confronti del mondo islamico e dei ‘migranti’ in generale. Per i presenti – ancora con il Presidente D’Ursi e il sottoscritto – una dimostrazione pratica, oserei dire plastica, di come informarsi e informare sia la chiave per rapporti più sani e consapevoli con ogni possibile tipo di ‘altro’.

Il terzo incontro, svoltosi il 13 Febbraio presso la Libreria ‘Marcovaldo’, partner dell’iniziativa , ha avuto invece carattere storico: attraverso contenuti multimediali (foto, brevi video, ma anche brani musicali) si è tracciata una breve ‘storia delle migrazioni’, a partire dall’irradiazione dell’homo sapiens dall’Africa fino ai ‘barconi’ che solcano oggi il Mediterraneo. Obiettivo dichiarato dell’excursus è stato quello di mostrare come il fenomeno migratorio che ci troviamo a vivere oggi non sia il primo della storia (e certamente non è il primo che riguarda il Mediterraneo, che è sempre stato attraversato da movimenti non solo in senso sud/nord, ma anche est/ovest); non sia più grande (anzi, conti alla mano, finora è più piccolo) di tanti altri; e anche in tempi storicamente recentissimi, non sia un caso speciale o isolato.

I momenti forse più interessanti dell’incontro (cui hanno partecipato ancora il Presidente D’Ursi e il sottoscritto, stavolta accompagnati da un altro membro dell’Associazione, Emilio Sergio, esperto di finanza ed economia )  sono stati quelli in cui si è mostrato che, fino a tempi recentissimi, sono stati gli italiani (e in particolare quelli del Sud) i ‘migranti del mondo’ . Ad esempio, una indagine su https://www.libertyellisfoundation.org/passenger, che raccoglie i dati di coloro che sono arrivati in America del Nord fra 1820 e 1957, ci ha permesso di individuare 35 omonime di una delle ragazze partecipanti al corso … a dimostrazione che gli uomini si sono sempre mossi e sempre continueranno a farlo.

La speranza dei membri dell’Associazione è che, una volta conclusa l’emergenza sanitaria, ci sia modo di riannodare il filo dei discorsi con le ragazze e con la scuola, che era entrato nel vivo di una riflessione complessiva su temi troppo spesso dozzinalmente presentati dai media e dalla politica.








Sabato 22 febbraio ore 17.00
Salone del Palazzo Vescovile
Cava de'Tirreni

Un libro che narra le tante storie di accoglienza di profughi giunti in Italia con i corridoi umanitari. Luoghi,nomi,realtà diverse,un unico filo conduttore: l'impegno,la volontà buona di tanti che in un' Italia che sembra incattivita hanno deciso di fare quanto possono per dare aiuto,speranza,vita a persone che la guerra ha strappato dal proprio mondo.Anche gruppi e persone di Cava ci sono in questo libro.Sono quelli che hanno partecipato all'accoglienza della famiglia siriana che ora vive a Salerno.Con quelli che hanno già agito e partecipato,ma anche per far conoscere,a chi sia interessato,quello che è stato fatto e quello che si può fare,discuteremo insieme all' autore Mario Marazziti